Saturday, March 07, 2009

L’altra faccia di Sharm

Russi, Giapponesi, Inglesi… Soprattutto Italiani. È qui, nella calda terra di Cleopatra che la tradizione mistica araba si fonde con la socievolezza della nostra gente. Ed è qui che le due culture si abbracciano.

Sharm el Sheikh, un decennio fa sconosciuta ai più, oggi meta prediletta delle vacanze italiane, torna a far parlare di sé e diventa tendenza. Con i suoi 22 km di costa edificata, i Casinò e una barriera corallina unica nel suo genere, questo paradiso terrestre offre emozioni indimenticabili. Chi l’ha visitato lo sa bene.
Una lunga strada dritta che, come la Route 66, collega distanze immense. Uno spartiacque infinito che separa rocce desertiche e acque profonde… Minareti, minareti ovunque, che si innalzano come mani divine al cielo. Un cielo esteso, color dell’indaco. E miriadi di luci colorate, costernate da meraviglie artificiali… Tutto questo sotto un’unica costellazione: quella del Sinai.

A poco più di tre anni dalle esplosioni che colpirono il Paese, creando scompiglio al Mercato Vecchio e distruggendo parte del Ghazala Gardens durante la ricorrenza del Giorno della Rivoluzione, gli Italiani sembrano aver dimenticato in fretta il sangue versato “in nome di Allah” e ora tornano a riempire le spiagge e le strade dei piccoli borghi turistici con il loro inconfondibile cicaleccio e il gesticolare confuso.
Chi per una cena o per una serata nei locali alla moda della città, chi per un po’ di shopping o anche solo per una romantica passeggiata, chiunque soggiorni a Sharm non può evitare di passare per il centro animato di Naama Bay, punto d’incontro per animali notturni, per serate spensierate e goliardiche.

Il turista sorride, scambia qualche battuta con i proprietari dei piccoli bazaar che si incontrano per la via principale; scherza e contratta con loro. Le barriere xenofobe qui non sembrano esistere: tutto viene vissuto in un’atmosfera di calma apparente.
Ma questi posti, per quanto affollati e nel loro piccolo affascinanti, sanno più di Miami che del Cairo. Più di America e meno d’Egitto.
Sharm el Sheikh, in realtà, è molto, molto di più. E’ povertà e conturbamento, desolazione e vita insieme. Ma questo è dato a sapere solo al viaggiatore curioso, che ha sete di conoscenza e muore dalla voglia di scoprire cosa si cela dietro l’angolo dell’Old Souq.
L’aria calda, a tratti maleodorante, che si respira nella parte vecchia del borgo richiama la parte più autentica e vivida della città, quella che ha veramente senso di essere contemplata. Il fascino dei vicoletti desolati del centro, con le palazzine decadenti dall’architettura post-coloniale e qualche gatto qua e là, dall’aspetto malato, non possono non far trasparire l’atmosfera a tratti malfamata che si respira nella Vecchia Sharm.

laltra-faccia-di-sharm-2“Salam aleikom, sadiki…” esordisce il venditore ambulante, che trasporta il pane locale, la pitta, su di un carretto un po’ vecchio e sgangherato, vendendolo per poche lire in piccoli sacchetti, sul ciglio della strada.
E poi, attimi di grande confusione… Da una parte, tassisti improvvisati che lanciano la loro offerta migliore e invitano il turista, con fare quasi invadente, a salire sulla loro autovettura; dall’altra, beduini diffidenti che, riuniti a piccoli gruppi, guardano da lontano, quasi con aria di sufficienza, lo “straniero” che passa, come lo stessero studiando nel dettaglio. Perché il turista è l’incarnazione del sacro e del profano allo stesso tempo.
I negozietti di souvenir, i venditori di spezie, l’odore del narghilè che si mischia alla polvere del deserto… sono tutti segnali che a Sharm si vive con poco. Ma si vive.
Per poterla apprezzare è necessario sospendere il giudizio critico e cogliere la magia di questo posto nel suo insieme. Perché i dettagli non c
Il Tamarindo

Thursday, February 26, 2009

"L'aereo non è esploso in volo I piloti sono stati bravissimi" - esteri - Repubblica.it

L'esperto. Intervista a Luca Guadagni che lavora nella facoltà
di ingegneria aerospaziale dell'università di Delf in Olanda

"L'aereo non è esploso in volo I piloti sono stati bravissimi"
ROMA - "Le cause? Credo sia più prudente aspettare i dati tecnici, quello che è certo è che non si tratta di un cedimento strutturale". Luca Guadagni lavora nella facoltà di ingegneria aerospaziale dell'università di Delf in Olanda. Con lui analizziamo la tragedia avvenuta ad Amsterdam dove un aereo si è spezzato dopo l'atterraggio provocando 9 morti e decine di feriti. "E' evidente che l'aereo non si è rotto in volo, il numero dei pezzi è limitato e in una zona ben circoscritta. Questa è la prova che l'aereo si è spezzato nell'impatto col terreno e non in aria. Se fosse accaduto questo i morti sarebbero stati molti di più. I piloti sono stati bravissimi, in pochi secondi hanno attuato le procedure di sicurezza, salvando la vita ad un sacco di gente".

Partiamo dalla fase dell'atterraggio.
"Anche in condizioni normali è una fase critica. In caso di emergenza il pilota cerca di atterrare a carrello chiuso, scivolando sulla pancia dell'aereo. Una procedura prevista anche nelle fasi di costruzione dell'apparecchio".

Perchè a carrello chiuso?
"Perchè tenerlo aperto provocherebbe un'ulteriore perdita di assetto fino al ribaltamento dell'aereo"

Ad Amsterdam l'aereo si è spezzato in tre pezzi.
"Detto che non si può parlare di un cedimento strutturale ma di una rottura legata all'impatto con il suolo, aggiungo che questo è assolutamente normale. Anzi previsto. E' un modo per dissipare l'energia accumulata ed evitare che si scarichi sui passeggeri. Nella costruzione degli aerei è una variabile che viene affrontata".

Come mai l'aereo non ha preso fuoco?
"La prima procedura in caso di atterraggio di emergenza è eliminare il carburante. In questo caso eravamo a volo concluso e quindi è probabile che i serbatoi fossero quasi vuoti. In ogni caso il pilota potrebbe aver aperto le bocchette e fatto uscire quel che restava. Una manovra che ha salvato la vita a moltissimi passeggeri. D'altronde basta ricordare uno degli ultimi disastri aerei avvenuto in Spagna per capire che effetti provoca la combinazione tra impatto e carburante".

Quali le cause?
"Escludendo il cedimento strutturale, si potrebbe ipotizzare l'effetto wind shear"

Ovvero?
"E' una cosa tristemente nota, ovvero una raffica di vento verticale che annulla la portanza dell'aereo. Di regola è una cosa temporanea e se avviene ad alta quota e la velocità sostenuta il pilota ha il tempo per recuperare l'assetto. Se invece accade a bassa quota e a velocità ridotta ci si può far poco, nonostante gli aerei siano dotati di strumenti che segnalano questo pericolo".

(25 febbraio 2009)


Repubblica.it